Terlago Enduro 2013: L’Enduro perfetta non esite

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Uffa…mi giro e rigiro e poi guardo ansioso l’orologio: sono le 3:30 (si, le 3:30 non le 15:30) e l’appuntamento è alle 6:00 al Centro Trilacum con Luca e Paolo per andare a fare gli ultimi controlli… Ed ecco che, invece di girarmi dall’altra parte, inizio a pensare ai cronometristi, ai giudici, alle fettucce e ai cartelli (ce li avranno tolti? Le tabelle di marcia saranno corrette? Avremo calcolato i tempi giusti? E i ristori? E la lista per le verifiche tessere?)…

Dopo molte gare di Enduro vissute con il casco in testa, questa è la prima esperienza di gara ‘senza casco’…si, insomma, dall’altra parte, quella dell’organizzatore. In realtà già nel 2009 avevamo partecipato all’organizzazione del primo evento Enduro in Trentino (Andalo della Paganella, che qualcuno si ricorda ancora…), ma solo con compiti di responsabilità del tracciamento del circuito. Tutto il resto (e vi garantiamo, non è poco) era a carico di DangerZone.

Insomma, per farla breve, alle 5:30 sono già nella zona partenza/arrivo a sistemare il punto iscrizioni e verifica tessere. Dopo poco (sempre in anticipo rispetto all’orario pattuito) ecco che arrivano Luca, il responsabile gara (nonché deus ex machina della Terlago Enduro); Paolo, che ha, tra gli altri, il delicato e importante compito di portare le squadre di cronometristi in posizione; e Ciro, il responsabile insieme ad un gruppo di studenti DJ locali, della colonna musicale dell’evento. E da quel momento, le ore saranno scandite solo dai tempi del programma: ore 8:00 verifica tessere, ore 10:00 partenza, ore 13:00 controllo orario…ore 16:00 fine gara!

Da dietro il tavolo della verifica tessere mi rivedo negli sguardi pre-gara degli atleti. Un misto di contentezza, euforia, forse anche un po’ di ansia e voglia di andare; ingrdienti che tutte assieme creano quella miscela unica e impalpabile che senti prima che scocchi l’ora X.

Ora X: i primi due atleti partono per il primo trasferimento, accompagnati da un ospite particolare[1] …forse un segnale che anche in Trentino questa disciplina inizia a suscitare la curiosità e l’attenzione che merita? A due al minuto partono i concorrenti e nessuno di essi sfugge a Fabia Sartori, speaker d’eccezione che chiede, commenta e, chiamandoli tutti per nome, escogita ogni trucco per far sentire la loro voce…

Sto iniziando a rilassarmi ed ecco che arriva Stefano: per due concorrenti manca la tabella di marcia adesiva… “Maledetto excel” – penso tra me e me. Corro, tento di stamparla di nuovo, ma la stampante si inceppa…uffa…vabbè…per fortuna gli enduristi sono tosti, se la sono fotografata e sono partiti lo stesso: grandi!

Le ultime partenze donano alla zona partenza/arrivo una strana calma, quasi surreale; Fabia finalmente si riposa all’ombra, io gironzolo e parlo con i giudici, Luca, anche lui, sembra si stia un po’ rilassando.

Il primo trasferimento dà un assaggio di come sarà la gara, ma proprio perché è il primo, non dovrebbe farsi sentire troppo. Iniziano a giungere le notizie di partenze dei primi concorrenti in prova speciale. Me li immagino sui sentieri tortuosi, sul tratto veloce, sui vari rilanci, mentre dribblano il sassone (qualcuno macinerà un po’ di rete rossa, come ci siamo accorti il giorno dopo mentre facciamo pulizia) e quando sbuffano sul tratto dopo l’incrocio di leggera salita (sento una vocina: “leggera salita?!?!?!”). E poi, ancora giù per l’ultimo tratto nel bosco e…ma queste varianti? Da dove sbucano? Maledetto Luca…(si, ci siamo messi d’accordo che la colpa è sempre di Luca…), ma non posso non sentire anch’io un po’ di responsabilità.

Ormai tutti i concorrenti hanno terminato la prima prova e Franco[2] arriva con i risultati della prima PS. Gli animi si accendono: Fabia riprende il microfono e inizia a comunicare la classifica. Non posso nascondere la contentezza di vedere che due atleti della squadra RIDEAWAY sono nei primi dieci e anche gli altri si difendono bene. Il tempo passa con un ritmo strambo e sembrano passati pochi minuti dai risultati della prima PS che già gli atleti stanno affrontando la seconda.
Me la ricordo: corta, velocissima e con tre passaggi tecnici: il passaggio sotto il sasso, un tratto ripido e sassoso ad S e un passaggio verso la fine che invita al salto. Alla fine della seconda prova, un semplice tratto di ciclabile porta gli atleti alla zona di partenza per il controllo orario (CO), così Fabia può aggiornarci con le impressioni fresche catturate direttamente dagli atleti. Non può evitare di sottolineare che uno degli aggettivi più frequenti riferiti alle Ps è: dure!

Oltre alla stanchezza, dai caschi si intravedono gli occhi brillare per l’euforia. E forse sono proprio questi i due ingredienti, che con il caldo come catalizzatore, sono le cause di una caduta, lungo il trasferimento al controllo orario. Per fortuna le conseguenze non sono gravi, anche se il dispiacere (dell’atleta) e la preoccupazione (degli organizzatori) rimangono.

Come dicevo prima, il CO è il momento in cui gli atleti ritornano al punto di partenza per ristorarsi, per fare la scorta e riprendere le forze che sicuramente serviranno per affrontare l’ultima risalita e l’ultima prova speciale.

Proprio di questo trasferimento, della volta che l’abbiamo fatto due settimane fa, mi ricordo solo che l’ho patito tantissimo per il caldo; e anche oggi il sole si fa sentire… Non ho alcun dubbio a credere ai tanti commenti che sentirò alla fine della gara, quando gli atleti finalmente giungeranno al traguardo. Quest’ultima parte di gara risulta veramente impegnativa: ad un trasferimento pesante per il caldo, segue una speciale lunga, difficile e con un lungo tratto pedalato. Anche se alcune varianti permettono di evitare dei tratti troppo veloci e pericolosi, non si può nascondere che la stanchezza accumulata si faccia sentire.

Con l’arrivo al traguardo finale dei primi enduristi l’area partenze/arrivi riprende vita: iniziano le interviste a caldo, le battute, i commenti e la tensione sta finalmente scemando. Un vero peccato che un nostro amico sia l’artefice di una brutta caduta proprio a dieci metri dalla fine dell’ultima prova, privandolo amaramente di un sicuro ottimo risultato. A lui va il mio augurio (e credo di non sbagliare aggiungendo quello di tutto lo staff e di tutti gli altri atleti) di pronta guarigione con la speranza di incontrarlo presto, questa volta però anch’io con il casco integrale indossato.

La convinzione di aver fatto tutto il possibile per contribuire ad organizzare una bella gara si sta facendo sempre più strada nei miei pensieri, rinforzata dai vari commenti positivi che si sentono che non ‘risparmiano’ niente e nessuno: gli organizzatori, il personale lungo il percorso e ai punti di ristoro, i volontari, i vigili del fuoco, le due squadre del soccorso alpino, il pasta-party al ragù organizzato in modo e con tempismo impeccabile dalla Proloco, l’immancabile Paolo che ha scorazzato a destra e a sinistra le squadre dei cronometristi, gli stessi percorsi e ultimo, ma di certo non meno importante, l’ideatore di tutto questo che è da anni che mi ‘costringe’ a seguirlo per crozzi e sentieri poco o per nulla tracciati, alla ricerca della ‘enduro perfetta’.

[1] N.d.A. Paolo Castelli, assessore al Comune di Trento

[2] N.d.A. Franco, responsabile centro classifiche del nutrito e affiatato gruppo di cronometristi di CronoTrieste

3 thoughts on “Terlago Enduro 2013: L’Enduro perfetta non esite

  1. Bravi bravi ..BRAVIIIIIII……. Era la mia prima enduro …… Divertito come un pazzo …… Visto che anch.’io un tempo fui organizzatore di gran fondo …… Cosa dire ….. Grande posto…… Grande organizzazione…… Grazie ai volontari….. Bel pastaparty ……….. Unica cosa che forse mancava ( ma non è un peccato) un po’ di contorno, il coinvolgere il paese ,,,,, ma sono sicuro che nelle prossime gare saprete mettere la ciliegina sulla torta ad un evento già’ quasi al top ……
    D
    P.S. Dove trovo le foto …. Porcapaletta…….

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